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Subiaco

 

Subiaco


Oggi vi raccontiamo la favola di Subiaco. Che cos'è Subiaco?
E'una città, ma non è né quella che si trova in Arkansas né quella australiana, bensì è la ben più famosa città laziale costruita nientepopodimeno che dentro i fondali di alcuni laghi.
Come ci si arriva? Per chi viene da Roma può seguire controcorrente il percorso dell'Aniene che sfiora Tivoli e, dopo alcuni chilometri, giunge in una vallata incantevole su cui si alternano piccoli laghi.

Si tratta di specchi d'acqua artificiali, vere e proprie fortificazioni di una città nascosta. Entrando dentro lo specchio d'acqua più piccolo e dopo raggiungendone il fondale, si arriva alla porta della città. Varcandola ci si ritrova in un altro mondo, ossia nel regno di Subiaco (sub lacum, appunto sotto il lago). Antichi e misteriosi monasteri, rocche su rocce inaccessibili, montagne impervie sono solo alcuni dei luoghi fantastici che appaiono agli occhi del visitatore.

La nostra storia si apre con l'arrivo a Subiaco di un gruppo di viandanti.
Mentre si addentravano, alla volta del borgo, lungo una stretta stradina alla ricerca del Signore locale, si ritrovarono di fronte uno spettacolo di morte e di miseria; una terribile epidemia stava flagellando il paese. Tantissime famiglie su dei carri fuggivano via frettolosamente, abbandonando la propria terra, le proprie case verso un futuro incerto e privo di radici.

Scolastica (nobile sacerdotessa e guida dei nostri protagonisti) domandò in giro cosa fosse successo. Le si avvicinò un giovane cavaliere che le raccontò il susseguirsi delle vicende.

In seguito ad una terribile crisi economica, la cui origine è ai più sconosciuta, la prospera città iniziò un velocissimo declino. In un passato recente rispetto alle vicende narrate, infatti, era un feudo di grande splendore. Meta prestigiosa dei i soggiorni estivi ed invernali dei più nobili signori della Capitale data la sua posizione favorevole. Abbarbicata sulle pendici del nobile monte Livata, la cui cima spesso è ricolma di nevi, Subiaco domina dall'alto la splendida vallata dell'Aniene, in cui il fiume dalle acque trasparenti dona linfa vitale alla vegetazione circostante. Inoltre si tratta di una città in cui gli abitanti da sempre sono conosciuti per operosità artigiana e vivacità intellettuale.
Sembrerebbe che in uno dei sacri monasteri fondati da San Benedetto da Norcia si fosse stampato per la prima volta un libro in Italia.
Fatto non difficile a credersi visto lo splendore del luogo.
Qui proseguì il giovane, perfino il grande Nerone fece edificare una sua prestigiosa dimora ricca di raffinati marmi e di numerose piscine; i monaci più illuminati del Medioevo vi fondarono sacri monasteri la cui fama è nota ancor oggi in tutto il mondo; industriosi operai fondarono un'importante cartiera che per molti lustri aveva permesso di dare lavoro agli abitanti della regione dei Monti Simbruini.
Insomma, nessuno avrebbe mai potuto presagire un futuro prossimo dalle tinte fosche e disperate. Ma, in maniera improvvisa, un giorno tutto iniziò a decadere. I rifugi di montagna furono abbandonati, quindi la cartiera chiuse i battenti, i monaci si ritirarono nuovamente dentro i propri monasteri in preghiera e, infine, perfino l'ospedale della città punto di riferimento per tutti i paesini vicini correva il pericolo di un'imminente chiusura.
Che cosa era successo? Tutto era iniziato quando un signorotto locale aveva preso il potere grazie soprattutto a grandi promesse che fece ad ogni singolo abitante. Si era fatto costruire un enorme castello in cima alla città, dove organizzava festini bacchici e dionisiaci (a seconda se gli invitati erano romani o greci). Per sostenere le spese della sua corte aveva dilapidato tutti i risparmi che gli amministratori precedenti avevano messo da parte con grande zelo.
Come se non bastasse si era fatto prestare ingenti somme di denaro dai grandi finanzieri internazionali, il tutto, ovviamente, a tassi d'interesse da capogiro.
Insomma, come dice un vecchio adagio, paese che vai crisi che trovi, in fondo la storia di Subiaco non era poi così diversa da altre spesso raccontate nei nostri telegiornali.
Fatto sta che pochissimi medici erano rimasti a presidiare l'ospedale mentre una terribile epidemia di peste stava imperversando per la città.
Conosciute queste notizie i viandanti con cui abbiamo introdotto la nostra storia decisero che occorreva intervenire in favore della popolazione locale, e così dopo essersi fatti benedire dagli antichi monaci del Sacro Speco di San Benedetto da Norcia, scacciarono il signorotto locale mettendolo in fuga in mutande.
Poi, per concludere l'opera, diedero il ben servito ai finanzieri che vennero a riscuotere il debito della città di Subiaco, spedendoli come un pacco postale direttamente al nuovo indirizzo del signorotto decaduto fuggito in qualche bordello di una località esotica non definita. Fu così che grazie ai nostri eroi, la città poté riprendere la sua antica laboriosità. La cartiera fu trasformata in un bellissimo museo; l'ospedale riprese a funzionare così bene tanto da diventare un centro medico all'avanguardia nella regione, la neve sulla cima del Monte Livata fu di nuovo oggetto di divertimento per gli amanti dello sci, e gli alberi poterono nuovamente specchiarsi senza vergogna sulle trasparenti acque dell'Aniene.
La morale di questa favola? forse è che bisognerebbe sempre aspettare prima di pagare il conto perché a volte il cameriere può essersi sbagliato dandoci la ricevuta di una tavolata più grande della nostra.*
Subiaco
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Subiacoù
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* I testi sono di fantasia e rielaborano i dati storici in maniera creativa ed a fini narrativi. Riferimenti a fatti e persone sono puramente casuali e per informazioni uffciali si rimanda sempre ai siti istituzionali. Le immagini pittura ad olio e le fotografie hanno un fine esclusivamente descrittivo dei testi e non sono commercializzabili. L'autore è proprietario dei testi e delle immagini ed ogni fine di riproduzione anche parziale e vietato se non espressamente autorizzato.

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