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Lago di Vico

Lago di Vico


Qualche elfo giurerebbe che esiste un luogo fantastico chiamato lago di Vico. Noi un po' dubitiamo perché, in vero, mai abbiamo conosciuto alcuno che si sia bagnato nelle sue acque. Tuttavia, ben sappiamo che i piccoli elfi conoscono sentieri e strade a noi oscuri. Fiduciosi negli elfi, lasciamo una piccola speranza a chiunque sogni di vedere almeno per un giorno della sua vita questo posto la cui leggenda vi proviamo a raccontare.
Suvvia, non vi addormentate e aprite bene le orecchie! C'era una volta un rospo, un bel brutto rospo che viveva sulla cima di un'enorme montagna. Da lì, ogni giorno, poteva vedere quasi tutto il mondo tanto si trovava in alto. Vedeva, non solo Roma, ma anche Parigi e, nelle fredde giornate di tramontana, (quelle in cui il vento sferza la pelle ed in cui il cielo è più terso che mai), raccontava di riuscire a vedere perfino la statua della Libertà e i grattacieli di New York. Il nostro amico si chiamava Ercole e sembra che fosse il ranocchio più forte che si fosse mai visto su una delle due facce della terra. Un giorno decise di sfidare tutti gli animali di quella montagna ed infilò un enorme tronco di faggio a terra proprio in corrispondenza della vetta. Poi, proclamò che chiunque fosse stato in grado di tirar fuori la "spada" sarebbe stato ricompensato con il suo incommensurabile tesoro. Sparsasi la notizia, vennero da ogni dove per provare ad estrarre quell'enorme tronco. Venne il sig. Gatto Selvatico che aveva un fascino così forte che al suo passare tutte le lontre e le nutrie svenivano; venne il maestoso cinghiale la cui potenza era conosciuta perfino tra gli abitanti del lontanissimo lago di Bracciano. Giunse anche il nobilissimo Falco Pellegrino, maestro di volo per nibbi gheppi e poiane d'alto rango. Nessuno di loro fu in grado di estrarre il tronco! Figuriamoci gli altri animali. Ci provò anche un piccolo ragnetto bianco, ma non riuscì neanche a salire in cima al gran pezzo di legno; in compenso a metà strada incontrò una bellissima ragnetta nera, di cui s'innamorò perdutamente. Qualcuno racconta che i due ragni vissero sempre felici e contenti e che salvarono la regione da un terribile attacco di tigri zanzare provenienti dalla Cina; ma questa è un'altra storia che probabilmente non racconteremo mai. Non divaghiamo, dunque, e andiamo avanti con il nostro racconto. Quando tutti ebbero finito di provare ad estrarre il tronco senza alcun esito, si fece largo lo stesso Ercole che con una zampa, senza apparentemente troppo sforzo tolse il legno dalla montagna, deridendo tutti gli altri esseri viventi. La montagna che fino a quel momento non si era accorta di nulla, provò un dolore fortissimo e si arrabbiò con Ercole l'invincibile. La montagna avrebbe dovuto scagliarsi contro la rana più forte nell'universo, ma sapeva che ogni mezzo sarebbe stato vano per affrontarla. Tutti tranne uno. C'era una possibilità per contrastare la superbia del ranocchio. Sacrificarsi a sua volta in un disperato gesto finale. E così accadde che la montagna si arrabbiò talmente tanto che esplose. Ovunque, videro quel grande evento. Il paesaggio era cambiato. Al posto dell'altissima vetta, si trovava uno splendido specchio d'acqua. Il superbo re ranocchio era scomparso con l'eruzione, ed il lago fu abitato da animali d'ogni specie, tra cui anche qualche piccola rana che si diverte ancor oggi, a detta degli elfi, a saltellare da un tronco all'altro.*.
Lago di Vico
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